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Lo shopping sportivo

La Messinscena

Sulle implicazioni scientifiche ed etiche dell’asma nel ciclismo, compresi l’uso e l’abuso dei rimedi, abbiamo già letto tutto nell’esauriente editoriale del direttore Stagi, in apertura di trasmissione. Qui in chiusura, dovendo pur sempre trattare di Misfatti, il Gatti vorrebbe fare un focus – come usano di re adesso nel mondo wow – su un ulteriore risvolto della questione Froome, un risvolto passato troppo velocemente e troppo sbrigativamente in cavalleria. Ma per la miseria, anzi per me, tremendamente indigeribile. Sarò diretto: saltando a piedi pari e anche di spari l’intero giallo salbutamolo, mi resta davanti agli occhi e anche un po’ sull’anima il Froome alla presentazione del Giro d’Italia. Rias sunto flash della tempistica, per spiegarmi meglio: il campionissimo (minuscolo, sia chiaro) finisce sotto inchiesta a settembre, per lunghe settimane lui e la sua squadra vivono con questo spadone di Damocle sopra le zucche, io immagino preoccupazioni e ansie mica da ridere, eppure questo incubo non toglie che lo stesso imputato si presenti bello come il sole, sorridente e spensierato, nel videomessaggio (come l’astronauta Nespoli dai meandri del cosmo) durante il galà rosa che svela il nuovo Giro, poche parole per dire amici, io ci sarò, oyeah. Vorrei ripeterlo perché non sfugga la sostanza della faccenda: quando Vegni orgoglione fa lanciare il videomessaggio siamo già al 29 novembre. In quel preciso momento, Froome sa di essere nei guai fino al collo. Quanto a Vegni, io non so se sa. Voglio pensare che non sappia, ma so che è molto difficile non sappia. Se davvero non sapesse, al suo posto io adesso sarei furioso come un bufalo, e manderei letteralmente al suo paese il pur prestigioso favorito della nuova corsa. In ogni caso, resto a Froo me. Sarà che sono stato troppo all’oratorio, non lo nego. Sarà che i miei genitori erano di pasta antica, così da insegnarmi giorno e notte la doverosa pratica della dignità, della vergogna, del pudore e di tutte quelle cose lì. Ma pur riconoscendo per intero i miei limiti culturali, non riesco proprio a immaginare come un tizio inguaiatissimo come Froome possa recitare così bene la parte dell’allegrone e dell’ineffabile, come se niente fosse, promettendo e assicurando felicità per tutti all’epoca di maggio. Io e quelli venuti fuori dall’educazione che raccontavo prima, al suo posto, faremmo una figura penosa. Tutti capirebbero che qualcosa non quadra. Come minimo, abbasseremmo lo sguardo. Come lo si abbassa sempre quando non riesci a guardare negli occhi il mondo, perché un peso grava sulla coscienza. È evidente che questa non è una condanna preventiva nei confronti di Froome. Non voglio dire che sia colpevole. Non so no in grado di dirlo, neppure mi interessa molto. A struggermi è qualcosa di molto più impalpabile e inquietante: ancora una volta, si conferma quanto gli uomini, certi uomini, siano in grado di recitare. Gli uomini ciclisti, come dimostrano gli ultimi vent’anni, più di altri. Ma ancora una volta, pure stavolta, io non ho la minima intenzione di rassegnarmi a questa cupa normalità, di accettare la solita litania di giustifiche (co sì fanno tutti, eccetera): ancora adesso, a due mesi di di stanza, quella serata della presentazione mi fa pesantemente imbestialire. Mi sento preso per il naso, avverto il video di Froome, della Sky sperando di non doverci abbinare pure Vegni, perché sarebbe il peggiore di tutti – come un’offensiva messinscena. Sì, offensiva: perché umilia il Gi ro, umilia l’Italia e umilia tutti quanti noi, almeno quelli che hanno ancora un orgoglio e un carattere. passassero cent’anni, Froome resterà forse l’insuperabile vincitore di grandi giri, ma resterà soprattutto quello abilissimo a nascondere gli scheletri nell’armadio, facendosi beffe della credulità popolare. Se poi riuscirà comunque a correre e a vincere il Giro, non sposta di niente la questione: la macchia c’è e resta. Assieme alle dosi da mammuth che si è puffato alla Vuelta. Do vendo pesare una persona, dal mio punto di vista pesa più la messinscena del salbutamolo. Perché dopo tutto mi lascerà sempre aperto un fastidioso dubbio: un attore che recita tanto bene, in pubblico, cosa altro è capace di mascherare?
Cristiano Gatti, opinionista del “Corriere della Sera”

Wilier Cento10NDR

Il progetto Cento10NDR ruota attorno all’Actiflex System, un efficace sistema ammortizzante basato su un dissipatore interposto tra tubo verticale e parte alta dei foderi posteriori mediante un link in alluminio. Il dissipator ha un ruolo fondamentale nel filtrare tutte le vibrazioni derivanti dal terreno senza però far variare minimamente le distanze tra manubrio, sella e pedali. In questa dinamica è il carro posteriore, realizzato da due semicarri indipendenti congiunti dal link, a stabilizzare tutto permettendo una ottima trazione su qualsiasi superficie. Questo sistema impedisce che si verifichino particolari torsioni laterali e si dimostra estremamente valido anche in fase di vigorosi rilanci. Osservando bene il telaio, se ne apprezzano le strette parentele con il modello Cento10AIR. I profili sono sviluppati grazie ad algoritmi che definiscono le migliori dimensioni dei tubi per ottenere la massima efficienza aerodinamica. Gli stessi profili sono poi elaborati con la teoria di Kamm, secondo cui tutti i profili con coda tronca assicurano stessa resa aerodinamica di quelli alari, offrendo però risparmio di peso e maggior rigidità torsionale. La forcella gioca un ruolo fondamentale per diminuire le turbolenze, a tutto vantaggio del comparto posteriore. Più corta e leggermente più alta di una bici racing, la Cento10NDR regge benissimo lo sconnesso e nella versione con freni a disco diventa una bella “gravel” veloce in grado di masticare asfalto e strade bianche con grande voracità. Il lavoro del dissipatore si avverte un po’ se pedalate molto agili ma in qualsiasi tipo di utilizzo fa il suo lavoro stabilizzando la marcia. Per informazioni: Wilier Triestina S.p.A. Via Fratel M. Venzo, 11 Int. 1 36028 Rossano Veneto (Vi) Tel. 0424 540 442 Fax 0424 540 441 www.wilier.com/it

Ciclocomputer Garmin Edge 820

Garmin Edge 820 è un ciclocomputer molto completo, leggero e di dimensioni compatte, impreziosito da tutte le funzioni necessarie per interagire con gli attuali misuratori di potenza. I punti a suo favore sono molti a partire dalla cartografia integrata, indispensabile per conoscere sempre la propria posizione fino alla grande autonomia, un pregio per un device simile. Le dimensioni esterne sono abbastanza ridotte ma l’ampio schermo a colori da 2,3” offre sempre una buona visione di tutti i campi dati durante la marcia. Edge 820 ha tre tasti di cui, uno per l’accensione e lo spegnimento, uno per avviare ed arrestare la registrazione dell’uscita e l’ultimo per fermare il tempo sui giri intermedi. Una volta acceso, sarà il touch screen di tipo capacitivo a permettervi la scelta di tutte le varie funzioni. La precisione delle varie rilevazioni è assicurata dai Satelliti GPS (americano) e GLONASS (russo), un supporto perfetto per non perdere la traccia viaggiando in città o in condizioni molto nuvolose. Non mancano ovviamente i sensori integrati ABC (Altimeter, Barometer, Compass), un sistema preciso per monitorare quota, pendenze e ritrovare sempre la strada di casa. La velocità viene rilevata tramite GPS ma è raccomandabile montare il sensore sulla ruota posteriore per avere sempre una registrazione affidabile nel caso la copertura satellitare non sia al 100%. I dati proposti durante la marcia sono innumerevoli ( velocità, potenza, frequenza cardiaca, altitudine, zone cardiache, temperatura, dislivello, velocità media, giri intermedi, etc..), dovrete solo scegliere quelli più adatti a voi. Una volta acceso lo strumento, vi troverete davanti alla scelta di tre diverse impostazioni: RACE; TRAIN e INDOOR. Una volta selezionata la tipologia dell’uscita potrete perfezionare le schermate aggiungendo fino a 10 campi dati per pagina. Grazie alla funzione GroupTrack, una volta associato l’Edge 820 allo smartphone e a Garmin Connect Mobile (la App gratuita di Garmin) sarà facile vedere sulla mappa la precisa posizione delle persone con cui siete usciti a patto che anche loro siano connesse. Ovviamente la compatibilità con il sistema di sicurezza Varia è totale (qui la nostra presentazione), quindi il consiglio è e rimane sempre lo stesso: non risparmiate mai sulla sicurezza e rendetevi sempre più visibili quando pedalate. I pregi? Il design semplice e moderno, un’autonomia congrua e la funzione Incident Detection, un aiuto importante in caso di necessità, sempre e comunque al servizio del pedalatore.

Carrera Erakle Air 2018

Carrera Erakle Air 2018 è la specialissima da corsa Carrera dedicata ai professionisti e agli appassionati più esigenti. È infatti la probike scelta da ciclisti che sanno tenere velocità importanti in pianura, fare la differenza sul vallonato e scollinare tra i primi sulle salite. Nella versione 2018 e` stata aggiornata al fine di garantirle un assetto ancora più corsaiolo: presenta il carro posteriore modificato con l’effetto di ridurre in maniera più impattante la formazione delle turbolenze per un risultato ancora più aerodinamico. Anche Erakle Air presenta notevoli accorgimenti tecnici che la rendono di facile utilizzo con diverse dotazioni. Ad esempio la predisposizione per il fissaggio di un freno direct mount sia sotto i foderi orizzontali sia sopra i foderi verticali, permette all’utente di scegliere tra la configurazione aerodinamica e quella tradizionale. Una biciletta probike dunque in grado di dare grandi soddisfazioni…
Per informazioni:
Podium s.r.l
Via Statale, 52
25011 Calcinato (Bs)
Tel. 030 9964322
Fax 030 9964820
www.carrerapro.bike

 

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